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Il primo insediamento storico della città di Menfi del quale si hanno notizie certe è di epoca sveva e pare fosse circoscritto nella parte del Castello "Habitatio Firet Supra Fontem Magnum".
Lo stesso castello del quale a noi è nota soltanto una torre pare sorse contemporaneamente all'habitationes voluta da Federico II nel 1239.
Oggi la torre del castello, crollata a causa del terremoto del 1968 ed in seguito abbattuta, è ridotta a un frammento basamentale.
Accanto sorge il Palazzo Baronale voluto dal Principe di Castelvetrano Diego Aragona Tagliavia Pignatelli Cortes che grazie alla "licentia populandi" poté edificare, al centro del feudo Fiori, in una terra già chiamata Menfi, una colonia agricola alla quale venne dato il nome della terra.
La nuova fondazione si espanse attorno alle terre ed al contiguo Palazzo Baronale davanti ai quali venne realizzata una grande piazza.
Dall'ingresso principale, attraverso un androne, si accede ad un cortile e allo scalone d'accesso che conduce al piano nobile.
Dallo stesso portone del palazzo un largo e dritto asse viario (odierna via Garibaldi) veniva incrociato da altre vie formando una trama viaria e un tessuto edilizio a maglia ortogonale a scacchiera, uno schema urbano tipico delle città barocche sorta nel XII secolo.
Anche se gli edifici, prospicienti l'attuale via Garibaldi (la strada più antica di Menfi) non si sono mantenuti nella loro integrezza architettonica e quasi tutti sono stati ricostruiti dopo il terremoto del 1968, mantenendo però giusto ed equilibrato senso delle proporzioni.
Primo fra tutti il Palazzo Ravidà, la più autorevole testimonianza neoclassica dell'agrigentino, racchiuso in un cortile pavimentato con ciottoli bieromi dove si apre un monumentale portico con colonne dai capitelli dorici.
Nato come residenza estiva della famiglia Ravidà, intorno all'ultimo quarto del XVIII secolo, il Palazzo possiede un susseguirsi di splendide sale nelle quali è possibile ammirare decori pittorici e parte dell'originaria pavimentazione maiolicata.
Tra la fine del settecento e i primi anni dell'ottocento nuovi edifici civili e religiosi sorsero su una nuova e spaziosa strada (attuale via della Vittoria), parallela a quella che fin dalla fondazione fu la principale delle strade menfitane (via Garibaldi), delineatasi grazie all'estendersi di nuovi quartieri verso nord-ovest e al notevole aumento demografico.
Testimonianza di una fattiva ed evoluta borghesia terriera che mirava a migliorare le proprie condizioni di vita e a raggiungere un miglioramento economico e sociale.
Nel nuovo stradone, così chiamato per la larghezza e la sfarzosa prospettiva, sorsero nuovi edifici signorili di bell'aspetto come il palazzo Tifo e il palazzo Varvaro, all'interno del quale venne impiantato uno stupendo giardino di delizie.
Tra i due palazzi si erge la Chiesa di Maria SS. Annunziata con l'annesso Collegio.
La fondazione del monumentale complesso religioso venne autorizzata dal Governo Borbone nel 1807, per interessamento dell'Arciprete Don Melchiorre Cacioppo. Alla Chiesa, successivamente completata da Don Andrea Mirabile, venne affiancato il Collegio allo scopo di abilitare le fanciulle alle arti ed ai mestieri.
Si veniva così a delineare lo stradone di Menfi, oggi via Della Vittoria, principale arteria della città che ricalca un più antico percorso transitato da uomini e armenti fin dalla più remota antichità.